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"Figlio dell'infinito"

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May 11, 2026
6:37

Nacque a Nola sotto il cielo del Sud, fra libri e silenzi cercava virtù, vestì il saio, studiò Tommaso e Aristotele, ma il dubbio nel petto bruciava sottile. Non volle catene per l’intelletto umano, né verità chiuse nel pugno di mano, e quando il pensiero divenne sospetto lasciò il convento, seguì il suo progetto. Tra Ginevra e Tolosa, Parigi e Londra andò, tra Oxford e Wittenberg il vero seminò, parlava d’infiniti mondi nel cielo, di un universo senza centro né velo. Bruno, fiamma che non muore, oltre il rogo, oltre il dolore, la tua voce sale ancora forte nel vento, libero fu il tuo pensiero, libero il tuo tormento. A Campo de’ Fiori il fuoco ti avvolse il cuore, ma non spense l’infinito che portavi dentro, Signore. Diceva: “La Terra non è il trono del creato, non siamo il centro fissato e adorato. L’universo è infinito, senza confine, e infiniti son mondi, sorelle vicine.” Non solo scienza, ma ardita visione, di Dio nell’immensa creazione, presente in tutto, sostanza profonda, non chiuso in dogmi di forma rotonda. Negava catene a verità imposte, metteva in dubbio reliquie e risposte, discusse la Trinità, l’incarnazione, la verginità e la transustanziazione. Parole pesanti per l’Inquisizione, semi proibiti di ribellione. Bruno, fiamma che non muore, oltre il rogo, oltre il dolore, la tua voce sale ancora forte nel vento, libero fu il tuo pensiero, libero il tuo tormento. A Campo de’ Fiori il fuoco ti avvolse il cuore, ma non spense l’infinito che portavi dentro, Signore. A Venezia fu accolto da un nobile signore, ma presto tradito per timore e rancore: nel novantadue venne denunciato, all’Inquisizione subito consegnato. Da Venezia a Roma, nelle segrete mura, sette lunghi anni tra fede e paura. Gli chiesero abiura, piegarsi e tacere, ma Bruno scelse di non cedere. Otto capi d’accusa, eresia dichiarata, dottrina giudicata empia e sbagliata: cosmologia ardita, teologia diversa, per Roma era colpa troppo avversa. “Con maggior timore pronunciate la sentenza di quanto io l’ascolti”, disse in presenza. Così narra la storia, davanti ai giudici in nero, saldo rimase nel suo pensiero. Nel milleseicento, febbraio romano, a Campo de’ Fiori lo legarono piano. Spogliato, con la lingua serrata, perché la parola non fosse ascoltata. Arso vivo come eretico ostinato, senza aver mai rinnegato. Il fuoco salì tra la folla muta, ma un’idea infinita non fu distrutta. Bruno, fiamma che non muore, luce accesa nell’errore, se il rogo voleva spegnere il vero, rese eterno il tuo pensiero. Tra le stelle che osasti nominare oggi il tuo spirito continua a brillare. “Testo e concept originali, musica generata con Suno AI”

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